La nutrizione minerale delle piante

Le piante ricavano dall’ ambiente esterno le sostanze necessarie alle reazioni biochimiche dei processi vitali. Luce solare, acqua ed elementi minerali presenti nel suolo sono indispensabili alla vita vegetale. Il suolo è composto da un’aggregazione di particelle, i cui colloidi elettronegativi o colloidi elettropositivi, attraggono cationi con carica positiva o anioni con carica negativa, importanti per la nutrizione minerale delle piante. Esistono alcuni elementi ritenuti essenziali per la vita delle piante, in quanto sono implicati nei processi metabolici fondamentali di tutte le piante. Ad esempio il calcio, che serve a regolare la permeabilità delle membrane cellulari, è considerato un elemento essenziale, in quanto nessuna pianta potrebbe vivere senza.

Ogni elemento ritenuto essenziale per la crescita e i processi biochimici della pianta risponde a tre requisiti:

  1. deve essere necessario per il completamento del ciclo vitale
  2. deve essere di per sé necessario e non può essere sostituito da altri elementi
  3. deve agire all’interno della pianta e non al di fuori

Gli elementi essenziali possono essere divisi in macronutrienti e micronutrienti. I macronutrienti sono quegli elementi necessari in grande quantità per la vita degli organismi vegetali, mentre i micronutrienti pur essendo richiesti in piccolissime quantità, sono essenziali per lo sviluppo delle piante durante tutto il ciclo colturale. Sono considerati macronutrienti Azoto, Fosforo, Potassio, Zolfo, Calcio, Magnesio. Chiamiamo micronutrienti: il ferro, il boro, il manganese, il rame, lo zinco, il molibdeno, il cloro e – in tracce – il nichel.

Nutrienti

La maggior parte degli elementi minerali presenti nel suolo deriva in primo luogo dalla roccia madre e dalla materia organica e, in secondo luogo, dal vento, dalle piogge e dalle acque di scorrimento superficiale

Gli elementi necessari alla nutrizione delle piante, possono trovarsi nel suolo in diverse forme:

– come costituenti dei minerali del suolo (K, Ca, Na di feldspati, pirosseni, ecc.). Non sono prontamente disponibili, ma lo diventano con l’alterazione dei minerali;

– combinati in forme complesse, molto stabili, scarsamente solubili. Possono essere assimilati solo se degradati in altre forme;

– disciolti nelle soluzioni del suolo in forma ionica. Prontamente assimilabili;

– assorbiti dai colloidi del suolo, che, dotati di cariche superficiali negative (humus, argille) o positive (idrossidi di Fe e Al), sono in grado di fissare cationi (Ca2+, Mg2+, Na+, K+, H+, ecc.) oppure anioni (PO43-, SO42-, HCO3-). Tali ioni sono detti scambiabili, perché scambiandosi reversibilmente con gli ioni presenti nelle soluzioni del suolo, possono essere adsorbiti dalle piante.

Gli ioni scambiabili sono un’importantissima fonte di elementi minerali per la vegetazione, in quanto vengono rilasciati nel suolo, man mano che le piante lo richiedono; inoltre, tale meccanismo, li sottrae al rischio di dilavamento, che porterebbe all’impoverimento del suolo.

L’acidità del suolo

Il pH regola, attraverso lo scambio cationico degli ioni, la solubilità dei diversi sali del terreno e quindi la disponibilità di nutrienti per le piante. Tra i principali ioni scambiabili, i cationi che prevalgono nei suoli neutri e alcalini sono, nell’ordine: calcio, magnesio, potassio, sodio e ammonio. Nei suoli acidi, i cationi più abbondanti sono idrogeno e alluminio. In suoli neutri, invece, troviamo più facilmente ferro, zinco e fosforo. Il pH ottimale è quello in cui tutti gli elementi necessari sono disponibili nelle massime quantità e ha valori generalmente compresi tra 6,5 e 7. La competizione tra le varie specie di piante ha, nel corso dell’evoluzione, determinato i diversi adattamenti delle piante a condizioni di acidità del suolo diverse. Oggi possiamo dire che esistono delle specie che prediligono suoli acidi e altre che si adattano meglio ai suoli alcalini. In particolare le piante cosiddette “acidofile” quali camelia, gardenia, rododendro e azalea si trovano meglio in suoli acidi. Al contrario piante come lattuga, cipolla e barbabietola vivono meglio in suoli con pH compreso tra 6,5 e 7.5. Infine carota, pisello, fragola e pomodoro meglio si adattano a suoli con pH 5,5-6,5. Per fare un esempio: se noi facciamo crescere un’azalea su un suolo alcalino, essa facilmente mostrerà sintomi da carenza di ferro, in quanto quest’elemento – più abbondante nei suoli acidi e neutri – ha una concentrazione molto scarsa nei suoli alcalini. Per questo motivo, in commercio, spesso leggiamo sulle confezioni di terriccio o di concime “specifico per acidofile”, in quanto quel terriccio o quel concime contengono ferro e altri nutrienti in quantità ottimali per far crescere queste piante.

Suolo acido (4.5-5.5)

Suolo neutro (5.5-6.5)

Suolo alcalino (6.5-7.5)

Azalea

Carota

Spinacio

Mirtillo

Crisantemo

Cipolla

Camelia

Grano

Lattuga

Finocchio

Cetriolo

Barbabietola

Gardenia

Pisello

Asparago

Patata

Fragola

Cavolo

Rododendro

Pomodoro

Soia

 

 

 

( Controllare e regolare il PH della terra con regolarità, consentirà alle nostre piante di avere a disposizione la quantità ottimale di micro e macro elementi e la possibilità di assorbirli in modo efficace garantendo una crescita migliore. )

 

Funzioni e sintomi di carenza dei nutrienti

I macronutrienti e i micronutrienti hanno funzioni diverse, tutte molto importanti per i processi metabolici delle piante. Uno dei più noti è sicuramente l’azoto, che insieme allo zolfo è fra i costituenti principali delle proteine. Alla base della molecola di ATP (responsabile degli scambi energetici) troviamo il fosforo. Magnesio e ferro sono invece implicati nella formazione della clorofilla; altrettanto utili per la fotosintesi sono manganese e cloro. Il potassio è l’attivatore di numerosi enzimi, mentre il calcio è il costituente principale delle pareti cellulari. Tra i micronutrienti troviamo numerosi attivatori di enzimi, tra cui rame, zinco e molibdeno. Infine il boro, influenza l’utilizzazione degli ioni calcio e mantiene l’integrità della membrana cellulare. In condizioni naturali, i suoli contengono tutti gli elementi essenziali, pertanto è difficile trovare piante la cui crescita e il cui sviluppo siano compromessi dalla carenza di qualche elemento. In generale, tutte le piante che risentono della carenza di un elemento essenziale mostrano gli stessi sintomi. Vediamo nello specifico quali sono i sintomi delle carenze di nutrienti nelle piante e come si manifestano.

carenza-di-potassio
carenza-di-potassio

Il più diffuso sintomo di carenza da minerale è la clorosi. Quando si manifesta, le foglie risultano prive di clorofilla (poiché mancano gli elementi essenziali per la sua formazione) e assumono gradualmente un colore nero o porpora. Un altro effetto della carenza di nutrienti è la necrosi, ovvero la morte localizzata di alcuni tessuti. A seconda dell’elemento carente, le aree necrotiche sono localizzate in punti diversi della foglia. Il manifestarsi dei sintomi di carenza minerale nelle foglie dipende dalla mobilità degli elementi essenziali.

Ma cosa succede in concreto alle piante quando manca questo o quell’elemento? Nel caso di carenza di zolfo, le foglie giovani presentano delle aree di colore verde più chiaro tra le nervature. Quando manca il fosforo le foglie diventano di colore rosso e poi via via sempre più scure, fino a morire. In mancanza di magnesio le foglie si presentano chiazzate e i margini fogliari appaiono ripiegati verso l’alto. Se invece vi è carenza di calcio le foglie più giovani si arrotolano su se stesse e gli apici dei germogli muoiono, col passare del tempo, anche le radici si avvizziscono e muoiono. Con la carenza di potassio le piante si presentano con fusti deboli e molto ridotti, sia in lunghezza che in sezione.

carenza-di-azoto
carenza-di-azoto

Se invece l’azoto è insufficiente al fabbisogno della pianta, si evidenzia una clorosi diffusa, con foglie che diventano giallo-brune fino ad arrivare alla morte. Nel caso di carenza di alcuni micronutrienti quali il molibdeno o il manganese, si osserva  è una clorosi tra le nervature delle foglie, a cui si accompagna una graduale necrosi. La mancanza di boro rallenta la crescita delle radici e le foglie giovani assumono un colore verde chiaro alla base. Una carenza di cloro produce invece foglie avvizzite con macchie che vanno dal giallo al bronzeo.

Quando manca il ferro i fusti delle piante diventano corti e sottili, tale effetto è accompagnato dalla clorosi osservabile tra le nervature delle foglie. Le carenze di rame e zinco modificano la forma e la dimensione delle foglie. Infine, se troviamo macchie necrotiche localizzate all’apice delle foglie, siamo di fronte a una carenza di nichel.

Prevenire è meglio che curare

Come abbiamo visto, i problemi legati alle carenze di minerali sono molto diffusi tra le piante, soprattutto se queste non si trovano in un ambiente naturale. Per quanto possiamo dedicare cure e attenzioni al verde del nostro terrazzo/balcone o del nostro orto, c’è sempre qualche pianta che mostra i chiari sintomi di una carenza di nutrienti. La cosa migliore da fare, pertanto, non è curare le carenze minerali dopo che si sono manifestate ma bisogna evitare che le nostre piante soffrano di questi disturbi attuando una corretta ed accurata prevenzione.




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